lunedì 16 marzo 2009

Sanità indietro tutta

Per colpa della Giunta Soru in Sardegna le cliniche private non hanno visto i fiumi di contributi e aiuti vari che vedevano invece nelle Giunte precedenti, anche di centrosinistra. Come dimenticare Palomba ad esempio, ma anche Cabras, Pili, Selis, Floris e Masala. Ora che siamo tornati, riporteremo indietro la sanità pubblica, perchè i soldi sono pochi e dobbiamo pensare alle cliniche private. Cancelliamo dunque il progetto del nuovo grande ospedale regionale dell'area di Cagliari.


Guardate bene perchè non ci sarà più niente di simile

Vediamo di chiarire la situazione della sanità in Sardegna. Bisogna partire dalle cliniche private cagliaritane, l'epicentro del sistema dei giochi politici. Emilio Floris (sindaco di Cagliari) e famiglia posseggono la casa di cura Sant'Antonio, 210 posti letto. I posti letto delle cliniche private cagliaritane sono in tutto 890. A Cagliari le cliniche private vanno avanti grazie ai soldi pubblici che la Regione versa sulla base dei ricoveri. A gestire il tutto è la Asl 8.

Ora avete presente i posti chiave. Quando c'era Efisio Aste alla Asl 8 e Giorgio Oppi assessore alla Sanità, mediamente i ritardi con i pagamenti erano di undici mesi. Eppure nessuna clinica protestava. Poi è arrivata la Giunta Soru. Con Gino Gumirato alla Asl e Nerina Dirindin alla sanità. Un assessore distante dai meccanismi delle cliniche private cagliaritane, un assessore che non c'è stato con i giochetti delle cliniche private, e le reazioni non si sono fatte attendere.

E' iniziato subito un duro scontro, fatto di ricatti, a Cagliari i padroni delle cliniche hanno cominciato a licenziare decine di persone, chi più chi meno. Più di tutti la clinica Lay di Paolo Ragazzo (ormai fallito), che rivendica dalla Asl 8 un vecchio credito (che la Regione non riconosce) di circa sei milioni di euro. Ma la cosa divertente è che questi soldi li rivendicava già con la Giunta precedente con Oppi alla sanità. Eppure allora le rivendicazioni erano sempre pacate. I licenziamenti sono cominciati soltanto dopo il cambio di maggioranza in Regione.

Il vero problema è che la Giunta Soru ha cominciato a mettere regole dove non erano mai esistite. Prima di allora nella Sanità ogni Giunta aveva diviso con l'opposizione i posti di potere e distribuito di conseguenza i soldi pubblici alle cliniche. Ma con le regole non si possono fare giochetti, sono stati resi più rigidi i criteri di pagamento, solo chi li merita li ottiene, non chi ha certe conoscenze.

Ma voi cari elettori direte che è giusto finanziare con soldi pubblici le cliniche private, perchè rendono comunque un importante servizio alla collettività. Illusi, ora vi parlo del "tasso di occupazione dei posti letto".

Dovete sapere che secondo le leggi nazionali sul sistema sanitario, si dice in perdita un reparto ospedaliero che nell'arco dell'anno non raggiunge il 75% di occupazione dei posti letto. Se la situazione dovesse perdurare potrebbe avviarsi la soppressione del reparto, ma in ogni caso si riducono i fondi destinati a quel reparto. Questo avviene per gli ospedali pubblici. A Cagliari invece le case di cura private hanno in media soltanto il 55% dei letti utilizzati da pazienti. Pensate, significa che su 890 posti letti privati disponibili, solo 500 sono realmente utilizzati. Fossero pubblici verrebbero considerati in perdita, siccome sono privati si prendono lo stesso i contributi pubblici.

Significa che si finanziano con soldi pubblici cliniche private inefficienti. Ma chi sono questi bravissimi (im)prenditori che riescono ad andare avanti nonostante non siano per nulla efficienti nel rapporto posti letto utilizzati e posti letto disponibili? Sono i Floris (Emilio è il sindaco di Cagliari e la figlia è consigliere regionale con la Giunta Cappellaccio, Antonello è consigliere comunale a Cagliari e Mario è ex presidente della Regione), poi i Randazzo per l'Aias (Alberto ex consiglieri regionali Udc, Giunta Pili-Masala), e i Pirastu (Andrea ex assessore all'Industria nella Giunta Floris).

Ecco, ora capite come mai sono riusciti a portare avanti le loro cliniche nonostante lavorino in perdita, sono (im)prenditori con legami politici, dunque vengono finanziati dalla Regione. Capite dunque il loro sconcerto quando un'assessora continentale (Nerina Dirindin), non legata alla politica sarda, è riuscita con la Giunta Soru a mettere regole e vincoli sui finanziamenti. Si è così scatenato il panico. Panico che dalle cliniche private si è diffuso nel centrodestra (con Oppi e Liori in prima fila a protestare), ma anche in certi ambienti del centrosinistra (da li in poi sempre ostili a Soru).

Fortunatamente ora sono arrivato io in Regione, la Giunta Cappellaccio non dimentica gli amici, tanto che l'assessore alla Sanità, Antonello Liori (molto legato a Giorgio Oppi) ha già messo le cose in chiaro sulle sue strategie: "Geografia degli ospedali, collaborazione tra pubblico e privato [...] Vorrei accorciare le liste d'attesa". Cosa significhi collaborazione tra pubblico e privato lo sappiamo bene, significa che il privato continua con la sua attività in perdita e il pubblico continua a finanziarlo. La strategia per accorciare le liste d'attesa significa che si mandano i pazienti nelle cliniche private, con aumento di spesa per la Regione.

Invece pare oscuro il significato della geografia degli ospedali. Fortunatamente lo stesso Liori lo spiega chiaramente. Siccome ora riprenderanno gli sprechi per finanziare le cliniche private, non ci sono abbastanza soldi per gli ospedali pubblici, così il nuovo grande ospedale regionale dell'area di Cagliari non si farà più e rimarrà al suo posto il Santissima Trinità di Is Mirrionis. Perchè "in tempi di vacche magre i 120 milioni a disposizione devono essere spesi bene".

Due precisazioni: in realtà i fondi stanziati della Giunta Soru il 22 novembre 2008 per la costruzione del megaospedale sono 150 milioni e non 120 milioni. Liori deve essersi confuso perchè la Giunta Soru con la delibera del 25 settembre 2007 ha stanziato 40 milioni (poi divenuti 80) per l'ospedale di Alghero, 60 milioni (poi divenuti 120) per Sassari, 40 milioni di euro per il nuovo ospedale di San Gavino Monreale, ecc. Per un totale di un miliardo e 67 milioni di euro in investimenti tra il 2005 e il 2008. Con tutti questi numeri è normale che Liori abbia sbagliato. Allo stesso modo erano stati i soldi per il nuovo ospedale di Cagliari (150 milioni di euro per una spesa prevista di 250 milioni e un tempo previsto di esecuzione dei lavori di tre anni), che avrebbe sostituito il SS. Trinità (ex caserma) e il Marino (ex albergo). E tutto questo approvando il piano regionale dei servizi sanitari (per la prima volta in 20 anni) e risanando il bilancio della Sanità pubblica, aggravato da una cattiva gestione lunga decenni e fatta di assenza di regole, di oscure convenzioni fatte con i privati.

Eppure Liori non si accorge del suo errore e prosegue dicendo: "Sono tempi di vacche magre, prenderemo un'altra direzione. Tra l'altro i 120 milioni previsti servirebbero giusto per le fondamenta. In realtà c'è un altro ospedale che ha grandi potenzialità inespresse [...] Il Santissima trinità di Is Mirrionis. Sarà la nostra scommessa". E complimenti per la scelta, un edificio fatiscente, che non era neppure stato costruito per essere un ospedale, era infatti una caserma militare. Tra l'altro, piccola curiosità, la Regione pagava l'affitto per l'ospedale Santissima Trinità di Is Mirrionis, è stato Soru a riuscire a far trasferire la proprietà dallo Stato alla Regione. Il vero motivo per cui il centrodestra non ha mai voluto che l'Ospedale di Is Mirrionis chiudesse è dovuto al fatto che avevano paura della perdita di valore degli immobili attorno. Senza contare che proprio li vicino stava nascendo il nuovo quartiere di Tuvixeddu. Insomma, i motivi per rilanciare l'Ospedale di Is Mirrionis e cancellare il nuovo Ospedale di Cagliari riguardano da un lato il voler lasciare più spazio alle cliniche private, e dall'altro l'attenzione agli immobiliaristi palazzinari.

Liori sa bene che ora il bilancio tornerà in rosso, perchè bisogna riattivare le oscure convenzioni, cancellare le regole per gli accreditamenti delle cliniche private, finanziare i loro deficit. Facendo questo non restano soldi per gli ospedali pubblici, non si riescono a trovare neppure 100 milioni di euro necessari per il nuovo megaospedale di Cagliari (250 milioni previsti di costo complessivo meno i 15 milioni già stanziati dalla Giunta Soru).

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